SANITÀ, GIÀ IN CRISI L’INVIO ONLINE
DELLE CERTIFICAZIONI DI MALATTIA PER I MEDICI
SALVO CALÌ, SMI: “NECESSARIA UNA PROROGA DELL’OBBLIGATORIETÀ E UN RIPENSAMENTO RADICALE DEL SISTEMA PREVISTO DAL MINISTRO BRUNETTA”
Il Sindacato dei Medici Italiani-Smi ha approvato nella segreteria nazionale di sabato scorso (3 luglio) un documento conclusivo di forte critica al nuovo sistema di invio online delle certificazioni di malattia. Secondo lo Smi in questi primi mesi di rodaggio si sono confermate tutte le criticità a suo tempo esposte alla controparte pubblica.
Duro il giudizio di Salvo Calì, segretario generale dello Smi, che ha così esposto il contenuto del documento approvato: «Il ministro Brunetta ha scelto il percorso più redditizio dal punto di vista mediatico, annunciando le virtù salvifiche del nuovo sistema per l’efficienza della pubblica amministrazione e contro l’assenteismo sul posto di lavoro, dimenticando però, e talvolta omettendo, i molti problemi avanzati dalla categoria. Purtroppo con il colpevole assenso di qualche sindacato di settore che ha scambiato i medici per impiegati dell’INPS. Lo abbiamo ripetuto in tutti i modi: la rete internet, adeguata, ha una presenza sul territorio disomogenea, si sono sottovalutati i costi a carico dei medici di famiglia per fornirsi della banda larga, di certo non coperti dall’insufficiente indennità informatica prevista nella convenzione (circa 78 euro al mese). Ma anche le regioni che hanno provveduto a realizzare motu proprio una rete informatica, come la Lombardia, stanno scontando non poche difficoltà. Ma non finisce qui: è mancata la previsione delle ricadute del decreto e del nuovo sistema nei pronto soccorsi e nelle guardie mediche, strutture spesso sfornite di qualunque supporto informatico. È bene, infatti, ricordare, che in teoria l’obbligo di certificazione online riguarda tutti i medici, dipendenti e convenzionati. Non solo: si è sottovalutato l’onere burocratico sul medico che sottrae tempo al paziente per fare un mero lavoro impiegatizio».
«Infine – ha aggiunto il segretario generale dello Smi - andando anche nel merito del decreto del ministro Brunetta e non solo sugli aspetti teconologici. È incredibile che non si siano volute considerare tutte le implicazioni, anche legali, derivanti dalla responsabilità imposta al medico nella descrizione della diagnosi.
Come si può capire se un paziente che dichiara una forte emicrania dice la verità o no. Sottoponendo la persona in questione a decine di costosissimi esami di laboratorio? Oppure semplicemente guardandolo in faccia! Ma non sarebbe meglio prevedere delle autocertificazioni nei primi giorni di malattia per quei disturbi sintomatici non obiettivabili, come succede in altri paesi d’Europa, lasciando ai medici dell’Inps l’onere del controllo?»
«Ad ogni modo – ha concluso Calì – il sistema non sta funzionando e siamo alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà dell’invio online dei certificati e quindi della fine del periodo transitorio. Chiediamo alla controparte pubblica, come abbiamo già fatto nelle settimane scorse, di prorogare questo termine e di aprire un confronto per ripensare tutto il sistema, con l’obiettivo di avviare quella rivoluzione informatica di cui il Paese ha davvero bisogno».
APPROFONDIMENTO:
Un interessante articolo pubblicato sul Sole 24 Ore di un magistrato della Corte dei Conti che mette in discussione vari aspetti del decreto Brunetta (di seguito).
IlSole24Ore - Riforma Brunetta e medici di famiglia: come si esce da un cul-de-sac?
di Paola Briguori - Magistrato della Corte dei conti
Per una volta è doveroso fare il punto sulla Riforma “Brunetta” cambiando angolo prospettico e rilevando più di una criticità, di cui poco si parla nell’ambito del dibattito che tende a vedere il solo lavoratore pubblico schiacciato dalla novella al Tu n. 165/2001. Quanti dipendenti pubblici negli ultimi mesi sono passati dal loro medico di base a chiedere un certificato a giustificazione di una loro assenza per malattia? Quanti di loro gli hanno anche chiesto che si occupasse di tutti gli adempimenti di legge in materia di certificazione delle assenze per malattia? Se lo hanno fatto, si saranno accorti che nulla è cambiato nell’ambulatorio del loro medico di fiducia. Molti ambulatori medici della penisola non sono pronti per il cambiamento. In realtà, non sono pronti i medici che, già oberati dal peso del delicato quotidiano lavoro di diagnosi e cura dei loro assistiti, devono trasformare il loro ambulatorio in una struttura burocratica e sofisticata, attrezzata con strumenti informatici e collegamento ad internet. Non sono pronte neppure le Asl (e le Regioni), che non hanno ancora distribuito su tutto il territorio nazionale la password che dovrà utilizzare ciascun medico per l’invio telematico della certificazione. Eppure l’inosservanza degli obblighi di trasmissione telematica della certificazione medica concernente assenze per malattia è una nuova forma di illecito disciplinare e, in caso di reiterazione, comporta l’applicazione della sanzione del licenziamento o, per i medici in rapporto convenzionale con le Asl, della decadenza dalla convenzione, in modo inderogabile dai contratti o accordi collettivi. Ma il Dm 26 febbraio
Una parziale rassegna stampa.
Da ADNKRONOS SALUTE
SANITA': SMI SU CERTIFICATI MALATTIA ONLINE, IL SISTEMA NON FUNZIONA
Roma, 5 lug. (Adnkronos Salute) - Non funziona il sistema delle certificazioni di malattia online. Lo sostiene con forza il Sindacato medici italiani (Smi) che, a poche settimane dall'entrata in vigore dell'obbligo (a metà luglio) dell'invio telematico all'Inps dei certificati da parte dei camici bianchi, chiede una "proroga e un ripensamento radicale del sistema previsto dal ministro Brunetta", in un documento approvato nel week end dalla segreteria nazionale. Secondo lo Smi, infatti, in questi primi mesi di rodaggio si sono confermati tutti i problemi a suo tempo esposti alla controparte pubblica. "Il ministro Brunetta - spiega Salvo Calì, segretario generale dello Smi - ha scelto il percorso più redditizio dal punto di vista
mediatico, annunciando le virtù salvifiche del nuovo sistema per l'efficienza della pubblica amministrazione e contro l'assenteismo sul posto di lavoro, dimenticando però, e talvolta omettendo, i molti problemi avanzati dalla categoria. Purtroppo con il colpevole assenso
di qualche sindacato di settore che ha scambiato i medici per impiegati dell'Inps. Lo abbiamo ripetuto in tutti i modi: la rete internet ha una presenza sul territorio disomogenea, si sono sottovalutati i costi a carico dei medici di famiglia per fornirsi della banda larga e di adeguati supporti informatici, di certo non coperti dall'insufficiente indennità informatica prevista nella convenzione (circa 78 euro al mese). Ma anche le regioni che hanno provveduto a realizzare motu proprio una rete informatica, come la Lombardia, stanno scontando non poche difficoltà". Ma non finisce qui, secondo Calì, "è mancata la previsione delle ricadute del decreto e del nuovo sistema nei pronto soccorso e nelle guardie mediche, strutture spesso sfornite di qualunque supporto informatico. È bene, infatti, ricordare, che in teoria l'obbligo di certificazione online riguarda tutti i medici, dipendenti e convenzionati. Non solo: si è sottovalutato l'onere burocratico sul medico che sottrae tempo al paziente per fare un mero lavoro impiegatizio".
Dall’AGI
SANITA’: SMI PER PROROGA CERTIFICATI ONLINE,RIPENSARE IL SISTEMA
(AGI) - Roma, 5 lug. - Il Sindacato dei Medici italiani (Smi) ha approvato nella segreteria nazionale un documento di forte critica al nuovo sistema di invio online delle certificazioni di malattia. Secondo lo Smi in questi primi mesi di rodaggio si sono confermate “tutte le criticita’ a suo tempo esposte”. Per questo il sindacato chiede “alla controparte pubblica di prorogare il termine e aprire un confronto per ripensare tutto il sistema con l’obiettivo di avviare quella rivoluzione informatica di cui il Paese ha davvero bisogno”.
“Il ministro Brunetta”, ha osservato il segretario generale dello Smi, Salvo Cali’, “scelto il percorso piu’ redditizio dal punto di vista mediatico annunciando le virtu’ salvifiche del nuovo sistema per l’efficienza della pubblica amministrazione e contro l’assenteismo sul posto di lavoro, dimenticando pero’, e talvolta omettendo, i molti problemi avanzati dalla categoria”. Purtroppo, ha ammonito Cali’, “con il colpevole assenso di qualche sindacato di settore che ha scambiato i medici per impiegati dell’Inps. Lo abbiamo ripetuto in tutti i modi: la rete internet ha una presenza sul territorio disomogenea, si sono sottovalutati i costi a carico dei medici di famiglia per fornirsi della banda larga e di adeguati supporti informatici, di certo non coperti dall’insufficiente indennita’ informatica prevista nella convenzione (circa 78 euro al mese)”. E ha continuato: “Anche le regioni che hanno provveduto a realizzare ‘motu proprio’ una rete informatica, come la Lombardia, stanno scontando non poche difficolta’. Ma non finisce qui: e’ mancata la previsione delle ricadute del decreto e del nuovo sistema nei pronto soccorsi e nelle guardie mediche, strutture spesso sfornite di qualunque supporto informatico. E’ bene, infatti, ricordare, che in teoria l’obbligo di certificazione online riguarda tutti i medici, dipendenti e convenzionati. Non solo: si e’ sottovalutato l’onere burocratico sul medico che sottrae tempo al paziente per fare un mero lavoro impiegatizio”. Infine, ha aggiunto il segretario generale dello Smi, “andando anche nel merito del decreto del ministro Brunetta e non solo sugli aspetti tecnologici: e’ incredibile che non si siano volute considerare tutte le implicazioni, anche legali, derivanti dalla responsabilita’ imposta al medico nella descrizione della diagnosi. Come si puo’ capire se un paziente che dichiara una forte emicrania dice la verita’ o no. Sottoponendo la persona in questione a decine di costosissimi esami di laboratorio? Oppure semplicemente guardandolo in faccia. Ma non sarebbe meglio prevedere delle autocertificazioni nei primi giorni di malattia per quei disturbi sintomatici non obiettivabili, come succede in altri paesi d’Europa, lasciando ai medici dell’Inps l’onere del controllo?”. (AGI) Com
Da DOCTORNEWS:
Snami e Smi critici su certificazione online
Fortemente critiche le posizioni di Snami e Smi nei confronti della certificazione online. Angelo Testa, presidente nazionale Snami ribadisce la non contrarietà del sindacato all'informatizzazione ma si dichiara «contro la superficialità e il pressappochismo. Sono diversi mesi che preannunciamo che le strutture messe in campo non avrebbero potuto sostenere un carico così pesante. Inoltre, vi sono regioni che ancora oggi non hanno neanche iniziato le procedure per adeguarsi alla legge e quelle che lo hanno fatto sono in grandi difficoltà». Testa sottolinea le criticità: «Non si è considerato l'ulteriore carico burocratico piovuto sul medico che non è un impiegato, non si è tenuto conto dei macroscopici rilievi di ordine medico legale, non si è tenuto conto di un onere aggiuntivo al medico e non retribuito e tante altre che da mesi andiamo rilevando e denunciando». Secondo Smi sussiste un problema di malfunzionamento del sistema delle certificazioni di malattia online e, in un documento approvato dalla segreteria nazionale, chiede una «proroga e un ripensamento radicale del sistema previsto dal ministro Brunetta». Salvo Calì, segretario generale dello Smi, entrando nel merito, spiega: «Internet ha una presenza sul territorio disomogenea, si sono sottovalutati i costi a carico dei medici di famiglia per fornirsi della banda larga e di adeguati supporti informatici, di certo non coperti dall'insufficiente indennità informatica prevista nella convenzione (circa 78 euro al mese). Ma anche le Regioni che hanno provveduto a realizzare motu proprio una rete informatica, come la Lombardia, stanno scontando non poche difficoltà». E aggiunge: «È mancata la previsione delle ricadute nei pronto soccorso e nelle guardie mediche, strutture spesso sfornite di qualunque supporto informatico. È bene, infatti, ricordare, che in teoria l'obbligo di certificazione online riguarda tutti i medici, dipendenti e convenzionati. Non solo: si è sottovalutato l'onere burocratico sul medico che sottrae tempo al paziente per fare un mero lavoro impiegatizio».
Il comunicato ripreso da DOTTNET: http://www.dottnet.it/Articolo.aspx?IdArticolo=6872
Il Sindacato dei Medici Italiani-Smi ha approvato nella segreteria nazionale di sabato scorso (3 luglio) un documento conclusivo di forte critica al nuovo sistema di invio online delle certificazioni di malattia. Secondo lo Smi in questi primi mesi di rodaggio si sono confermate tutte le criticità a suo tempo esposte alla controparte pubblica. Duro il giudizio di Salvo Calì, segretario generale dello Smi, che ha così esposto il contenuto del documento approvato:
«Il ministro Brunetta ha scelto il percorso più redditizio dal punto di vista mediatico, annunciando le virtù salvifiche del nuovo sistema per l’efficienza della pubblica amministrazione e contro l’assenteismo sul posto di lavoro, dimenticando però, e talvolta omettendo, i molti problemi avanzati dalla categoria. Purtroppo con il colpevole assenso di qualche sindacato di settore che ha scambiato i medici per impiegati dell’INPS. Lo abbiamo ripetuto in tutti i modi: la rete internet ha una presenza sul territorio disomogenea, si sono sottovalutati i costi a carico dei medici di famiglia per fornirsi della banda larga e di adeguati supporti informatici, di certo non coperti dall’insufficiente indennità informatica prevista nella convenzione (circa 78 euro al mese). Ma anche le regioni che hanno provveduto a realizzare motu proprio una rete informatica, come la Lombardia, stanno scontando non poche difficoltà. Ma non finisce qui: è mancata la previsione delle ricadute del decreto e del nuovo sistema nei pronto soccorsi e nelle guardie mediche, strutture spesso sfornite di qualunque supporto informatico. È bene, infatti, ricordare, che in teoria l’obbligo di certificazione online riguarda tutti i medici, dipendenti e convenzionati. Non solo: si è sottovalutato l’onere burocratico sul medico che sottrae tempo al paziente per fare un mero lavoro impiegatizio». «Infine – ha aggiunto il segretario generale dello Smi - andando anche nel merito del decreto del ministro Brunetta e non solo sugli aspetti teconologici. È incredibile che non si siano volute considerare tutte le implicazioni, anche legali, derivanti dalla responsabilità imposta al medico nella descrizione della diagnosi. Come si può capire se un paziente che dichiara una forte emicrania dice la verità o no. Sottoponendo la persona in questione a decine di costosissimi esami di laboratorio? Oppure semplicemente guardandolo in faccia. Ma non sarebbe meglio prevedere delle autocertificazioni nei primi giorni di malattia per quei disturbi sintomatici non obiettivabili, come succede in altri paesi d’Europa, lasciando ai medici dell’Inps l’onere del controllo?» «Ad ogni modo – ha concluso Calì – il sistema non sta funzionando e siamo alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà dell’invio online dei certificati e quindi della fine del periodo transitorio. Chiediamo alla controparte pubblica, come abbiamo già fatto nelle settimane scorse, di prorogare questo termine e di aprire un confronto per ripensare tutto il sistema, con l’obiettivo di avviare quella rivoluzione informatica di cui il Paese ha davvero bisogno».
L'ULTIMA CIRCOLARE DEL MINISTERO SULLE SANZIONI. LEGGI
LE ALTRE NOTIZIE (precedenti comunicati, circolari, ecc). LEGGI
La presa di posizione della Fnomceo. LEGGI