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MALASANITÀ, DENUNCIA DELLO SMI: IN SICILIA NEL 2016 SPRECHI PER CIRCA 30 MILIONI DI EURO PER TENERE APERTI PUNTI NASCITA CON UNA MEDIA DI 300 PARTI L'ANNO

Immagine Postata il 20/02/2017
Autore : REDAZIONE

Una relazione del 2016 del ministero della salute indicava 13 strutture senza i requisiti minimi per rimanere in attività. Sette sono ancora aperte! per responsabilità della regione. In un convegno a Lentini presentati i dati e le proposte dello Smi




18 febbraio - Il Sindacato dei Medici Italiani-Smi ha organizzato oggi un convegno a Lentini (nella sala conferenze dell'ospedale di Lentini) per chiedere che si rimetta all'ordine del giorno della Regione Sicilia la riorganizzazione dei Punti Nascita in Sicilia.

Lo Smi denuncia come a distanza di un anno dal rapporto del Ministero della Salute che indicava le 13 strutture che non raggiungevano i requisiti minimi per continuare ad operare, il 50% sono ancora aperte, per chiara responsabilità della Regione e per evidenti calcoli elettoralistici.

La segretaria regionale dello Smi, sottolinea come "questi Punti abbiano in media 300 parti l'anno, mentre gli standard nazionali ne richiedono almeno 500, con dei costi di circa 4 milioni di euro per punto nascita, per un totale stimato complessivo di spesa di quasi 30 milioni. Uno spreco che dovrebbe essere evitato, al fine reinvestire e destinare le risorse pubbliche al potenziamento della presenza di personale medico qualificato, e formato ad hoc, dell'emergenza-urgenza e per riorganizzare sul territorio i Punti nascita con requisiti di qualità e di efficienza. A partire dalla necessita di prevedere, per esempio, delle Unità di terapia sub-intensiva anche nelle strutture minori, per eventuali parti prematuri. Una rete efficace ospedale-territorio, basata anche sui consultori, che sappia rispondere alla domanda di assistenza della donna in gravidanza, indirizzandola alla struttura più adeguata al suo percorso di partoriente".

In Sicilia, rileva il Sindacato, "nonostante i piani di rientro e i tagli, grazie al lavoro enorme dei medici (motivati, nonostante l'assedio dei rischi da denunce per responsabilità professionale) si sono raggiunti grandi risultati: si è abbassata la mortalità infantile, allineandosi così alla media nazionale, e sono diminuiti i cesarei".

Per queste ragioni, mette in evidenza lo Smi, risulta assurdo che "per non scontentare qualche elettore, si continuino a tenere aperte realtà, che oltre ad essere costose rischiano di essere anche insicure".

Infine, si punta il dito contro la pervasiva presenza di personale medico ultra precarizzato in strutture, appunto, dove è necessario avere, per ovvie ragioni, professionisti finalmente stabilizzati. Anche su tutto ciò la Regione Sicilia è in ritardo rispetto alla normativa nazionale.


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