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MARCHE, SMI-FVM: GIÙ LE MANI DAL 118

Immagine Postata il 19/06/2015
Autore : REDAZIONE

19 giugno- Il Smi-Fvm attacca la proposta di sperimentazione dell’area vasta 5 di ascoli piceno che prevede un uso improprio del 118 nei pronto soccorso




FABIOLA FINI, RESPONSABILE NAZIONALE 118 SMI AREA CONVENZIONATA: "SI RIPERCORRONO ESPERIENZE FALLIMENTARI DEL PASSATO CHE HANNO PRODOTTO ENORMI DISAGI AI CITTADINI, SOLO PER TAPPARE I BUCHI DELLA DISORGANIZZAZIONE AZIENDALE NEI PRONTO SOCCORSO"

 

Per anni i medici del 118 dirigenti e convenzionati di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto e la loro rappresentanza sindacale, SMI/FVM, hanno chiesto a gran voce a Massimo Loria, Capo dipartimento di Emergenza di Ascoli Piceno e Direttore del Pronto Soccorso di Ascoli, a Remo Appignanesi, Direttore Sanitario di S.Benedetto del  Tronto, a Paolo Groft, Direttore Pronto Soccorso di  San Benedetto del Tronto e ai Responsabili della CO 118 di Ascoli Piceno, che si sono succeduti in questi anni, ultimo tra tutti, Flavio Paride Postacchini, di intervenire per assicurare sul territorio la sicurezza, la rapidità e la massima efficienza del soccorso ai cittadini dell’Area Vasta 5 delle Marche che si venissero a trovare in condizione di emergenza-urgenza. 

Mai ricevuta da loro alcuna risposta, anche a fronte di diverse diffide legali presentate. 

I sindacati dell'area hanno sempre segnalato diverse criticità, per esempio l'improprio coinvolgimento dei medici 118 convenzionati, senza verosimile opportuna copertura assicurativa, senza specifico addestramento per operare in mare aperto e senza considerare i tempi di rientro a terra, che sono lunghissimi, negli interventi di soccorso richiesti da natanti oltre le tre miglia dalla costa.

Per anni abbiamo chiesto di stabilire ufficialmente le modalità di gestione dell’emergenza sanitaria in mare in occasione di eventi che prevedano l’intervento di una unità di soccorso sanitario di base (MS) o avanzata (MSA), ma mai i vertici zonali hanno degnato gli operatori del settore della minima attenzione e considerazione.

Nonostante tutto gli operatori medici e infermieri del 118 hanno sempre adeguatamente risposto ad ogni chiamata di soccorso, incuranti anche della loro personale sicurezza, quella che dovrebbe essere tutelata proprio dall'Azienda Sanitaria per cui lavorano.

Ma non basta: i vertici dell’Area Vasta 5 nel corso di una recente Conferenza stampa sulla riorganizzazione, senza minimamente informare i lavoratori del settore, hanno presentato un progetto di sperimentazione di 6 mesi, prevedendo un coinvolgimento pesante del personale 118 nella gestione del Pronto Soccorso, giustificando tale decisione con   il “modesto  numero degli interventi effettuati dal 118 medicalizzato”. 

A loro dire  sono in media 3,5 interventi  dei medici 118 ad Ascoli e 10,5 interventi al giorno  a San Benedetto del Tronto, ma hanno volontariamente tralasciato di raccontare ai cittadini i molti altri, ed alti, compiti istituzionali del Servizio 118. 

Mai citati, infatti, ai giornalisti, nemmeno dal Responsabile della CO 118 di Ascoli Piceno, forse perché ritenuti di poco conto, il coinvolgimento del Settore Emergenza nella gestione preventiva, organizzativa e operativa delle maxiemergenze, nella collaborazione con iniziative della Protezione Civile, nella formazione e informazione ai volontari della Sanità e ai cittadini tutti.  

Vogliamo ricordare i trasporti secondari effettuati dal 118 di San Benedetto all’emodinamica di Ascoli Piceno? Vogliamo ricordare la gestione diretta del Punto di intervento di Amandola da parte del personale 118? La gestione dell'ambulatorio presso la potes di Offida? Vogliamo ricordare la collaborazione già in essere, con il Pronto Soccorso di Ascoli, il cui apposito accordo aziendale è scaduto nel dicembre scorso e non è mai stato rinnovato?

Ma allora, ci chiediamo e chiediamo: 

i vertici aziendali che hanno tenuto la conferenza stampa riportata da alcuni quotidiani locali, qualche giorno fa, e alla quale ha partecipato anche il Direttore Del Moro, conoscono veramente le articolazioni ed il lavoro espletato dal 118?  

Se  conoscono il sistema operativo 118, perché mai nella loro ampia presentazione hanno dimenticato il ruolo portante che il 118 ricopre nella gestione territoriale ed ospedaliera? 

Perché solo ora ci si preoccupa, a inizio estate, dell’attività dell’emergenza?

Si parla di gestione dei codici bianchi in pronto soccorso, ma i vertici dell’Area Vasta 5 sanno bene che essi sono di competenza dei medici dell’assistenza primaria e non del 118. Che fine hanno fatto le le tanto decantate case della salute? Perché non si attivano contratti a 38 ore per la Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) per dare supporto ai medici di famiglia nella gestione in Pronto Soccorso dei codici bianchi e verdi?

Perché non si spiega ai cittadini di San Benedetto e di Ascoli  che il 118 qualora impiegato in compiti aggiuntivi in Pronto Soccorso allungherebbe i tempi di intervento sul territorio quando chiamato in situazioni di urgenza-emergenza, e questo  non perché non si voglia “correre”, ma perché non si può abbandonare l’eventuale paziente che si sta curando in pronto soccorso senza  affidarlo ad altro collega  con i tempi che servono ad assicurare la sua sicurezza e la salvaguardia della  sua salute.

Come si fa a dire che “la collaborazione non inficerà l'intervento del personale del 118 su strada, ma proprio la sperimentazione garantirà lo svilupparsi anche di un dibattito in seno alla validità del progetto”, come sostiene Loria?

 

LA CRUDA REALTÀ: COSÌ SI RIPETE LA FALLIMENTARE ESPERIENZA DEL 2002 CHE PORTÒ ENORMI DISAGI PER I CITTADINI

L’Area Vasta 5 presenta questa “sperimentazione” come fosse un elemento innovativo ma si dovrebbe chiedere ai medici 118 di San Benedetto del Tronto e ai cittadini del centro rivierasco che ben ricordano quali furono gli esiti di una sperimentazione analoga nel 2002: allora i pazienti visitati  inizialmente dal medico dell’emergenza nel Pronto Soccorso Ospedaliero, venivano poi lasciati ore ed ore in attesa perché il medico 118, allertato dalla Centrale Operativa, doveva recarsi  sul territorio e solo al rientro dello stesso medico, il paziente vedeva completato il proprio iter diagnostico-terapeutico, perché nessun altro medico del pronto soccorso, forse a causa dell’iperafflusso di codici maggiori,  lo prendeva in carico.

Come conseguenza in quegli anni, al rientro dall’intervento di emergenza territoriale,  il medico 118 si ritrovava una sala d’attesa piena, con un carico di lavoro pesantissimo da affrontare, e tutto ciò senza  alcuna diminuzione dei tempi di attesa per i pazienti,

Non solo, pur  non facendo tesoro dell’esperienza passata, il Direttore Loria garantisce  che verranno effettuate trenta prestazioni al giorno da parte del medico 118  e  dall’infermiere dell’emergenza territoriale nel suo  pronto soccorso, ma la legge sulla regolamentazione dei flussi assistenziali del sistema sanitario nazionale afferma che  “si deve trattare un paziente ogni 19 minuti”. Moltiplicando 19 minuti per 30 pazienti il risultato è 570 minuti che divisi per 60 minuti danno un risultato pari a 9 ore e 30 minuti. Pertanto, Loria preventiva per il medico 118 oltre 9 ore e 30 minuti  in attività  aggiuntiva di Pronto Soccorso da sommarsi, ovviamente, al carico di lavoro territoriale  e ai  compiti di istituto che il medico 118 è tenuto ad assicurare.  

E allora sorge un'ulteriore domanda: ma i vertici dell’Area Vasta 5 sanno di cosa stanno parlando?

Ma non solo: 

è possibile che un Responsabile di CO 118 come Flavio Paride Postacchini non provi a salvaguardare il Servizio 118  che dirige e non provi  a tutelare l’operato dei Medici 118 e degli Infermieri che coordina?

Il Direttore Del Moro, accettando i dati presentati da Loria nel corso della conferenza stampa, come fa a pensare di garantire quella governance clinica e la best practice che tanto ama citare, con questi carichi di lavoro che intende far ricadere impropriamente sui medici e infermieri 118? 

LE CONCLUSIONI

Di  fatto si sta dando il via ad una operazione di annullamento del servizio di medicalizzazione territoriale. I cittadini delle Marche sanno bene quanto sia stata  importante in questi anni l’attività dell’emergenza sanitaria  territoriale, noi contiamo su loro affinché  ci aiutino a salvaguardare  la presenza medicalizzata sul territorio del 118. Se il Pronto Soccorso di Ascoli ha delle difficoltà a snellire il proprio lavoro l'Azienda attivi i tavoli di concertazione con i lavoratori e le rappresentanze sindacali e trovi le soluzioni adeguate a risolvere i problemi e non perda tempo a fare passerelle mediatiche pensando di usare ancora una volta il 118 come “tappabuchi “. Il ruolo del medico del 118 è analogo a quello del vigile del fuoco, entrambi sono servizi che si devono garantire  indipendentemente dal numero delle  case che disgraziatamente bruciano o dagli interventi di emergenza che si effettuano.

Fabiola Fini

Responsabile Nazionale SMI Emergenza 118  Convenzionata e Segretario Organizzativo SMI Marche 


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