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PRECARI, PERCHE' E' URGENTE ADERIRE AL RICORSO SMI

Immagine Postata il 03/03/2015
Autore : ROSELLA

03 Marzo - Attenzione alle “buone notizie”: ecco perché è urgente aderire al ricorso per i medici precari.  




ATTENZIONE ALLE “BUONE NOTIZIE”: PERCHÉ È URGENTE ADERIRE AL RICORSO PER I MEDICI PRECARI
 
Mettiamo ordine sul nodo precari in sanità. Leggiamo sulla stampa:
·       sul DPCM che prevede anche per la sanità la stabilizzazione dei rapporti precari;
·       che è in via di emanazione il decreto attuativo previsto nel jobs act che vieta i contratti a progetto;
·       che è in via di emanazione il decreto per creare una canale di formazione specialistica anche negli ospedali
 
Tutte e tre ottime notizie, attese da tempo dalla categoria, su richieste più volte formulate dai sindacati alla parte pubblica.
Tutto bene?
No, purtroppo no. I decreti vanno letti, perché dietro il titolo giornalistico rassicurante si nascondono insidie. Infatti, il combinato disposto dei tre provvedimenti, seppure produrrà buoni effetti per il futuro, rischia di creare ulteriori “vittime” nel presente.
Nel merito:
1.     Il DPCM precari se è vero che stabilizzerà alcuni rapporti di lavoro lo farà solo nelle regioni virtuose e solo per i contrattualizzati. Ovvero ignora tutti i rapporti Cocopro che sono, invece, la maggioranza. È proprio, poi, nelle regioni in Piano di rientro dove sono presenti la maggior parte dei lavori precari, visto che non si è potuto stabilizzarli per opposizione del Ministero dell’Economica (Mef), che ha a suo tempo stabilito che si possano bandire concorsi solo nella misura di 1 ogni 10 pensionamenti.
 
Quindi il DPCM è inutile per la maggior parte dei medici e per gli altri risolverà il problema solo nel 50 [[[]]%[]] dei casi (significa che coloro che non vinceranno il concorso, ovvero l’altra metà andrà a casa) e solo nelle regioni non, appunto, in Piano di rientro, che ad onore del vero già i concorsi li facevano non avendo, beati loro, limiti dal MEF. 
 
2.     Jobs act. Da domani saranno vietati i contratti precari. Era ora! Ma che si fa dei contratti precari in essere ? Se la legge stabilisse che automaticamente, e ripetiamo automaticamente, si potessero trasformare in contratti a “tutele crescenti” allora la notizia sarebbe veramente buona, ma così non è. Si stabilisce solo che non si possono più fare (e che andranno in scadenza), ma nulla si dice sulla loro trasformazione. Una volta scaduti come si potranno rinnovare in sanità nelle regioni in Piano di rientro che non possono indire concorsi ?
Vi vogliamo ricordare che quei contratti sono nati proprio per questo, per aggirare la norma /(tuttora in essere) che vieta di poter indire concorsi dovendo risparmiare sulla voce personale?  Voi ci direte: ma allora le regioni come faranno se da un lato la valvola di sfogo (contratti cocopro) è bloccata ed al contempo rimane ferma anche la possibilità di assumere ?
 
La risposta è nella terza buona notizia:
3.     Specializzazioni negli ospedali. Putacaso proprio in questi giorni le regioni hanno accelerato sulla approvazione di questo provvedimento (allegato b). La norma è ottima, prevede la possibilità per gli ospedali di poter indire concorsi per scegliere il personale e poi garantire una formazione Ospedale/università basata sulla qualità di formazione, sulla fidelizzazione del posto di lavoro. Ma soprattutto toglie all’università il potere di scelta su di chi deve essere formato. Presenta altre gravi criticità, ma non è questo il punto. Il punto è che dà alle aziende una nuova forma di precariato a basso costo, che potrà sostituire il personale precario illegittimo per il jobs act.
 
L’insieme delle tre buone notizie è che chi, fino ad oggi, ha lavorato in modo precario, vede lontana la possibilità di essere stabilizzato, potendo al massimo rientrare dalla finestra con una nuova scuola di specializzazione ma in una branca diversa da quella in cui è attualmente specialista visto, che non si può acquisire due volte lo stesso titolo di studio.
 
La soluzione?
 
La prima è politica chiederemo norme di salvaguardia per i contratti in essere, ma servirebbe che la generazione dei co.co.pro uscisse allo scoperto, facesse sit-in manifestazioni di protesta, cosa che storicamente, fino ad oggi, non ha mai fatto. Noi comunque ci proveremo.
 
La seconda è giudiziaria. Lo SMI ha iniziato per tutti i colleghi precari la strada dei ricorsi,  l’azione giudiziaria riguarda tutti i lavori precari, sia a quelli in essere su graduatorie concorsuali, sia quelle su avviso pubblico, sia quelli completamente atipici: l’unica  costante deve essere aver lavorato in quella azienda da più di tre anni. La Corte di giustizia Ue ha, infatti, determinato che se un posto di lavoro usa “lavoro precario” da più di tre anni allora significa che quel posto di lavoro serve e, quindi, l’utilizzo di lavoro precario è uno stratagemma illegale per pagare meno il personale. Ovvero non si può utilizzare lavoro precario in tutti quei posti dove si dovrebbe viceversa usare lavorare tempo determinato. La normativa, disapplicata anche in tante amministrazioni nel nostro Paese, ha creato vari contenziosi costringendo il Governo alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro, per esempio, nella scuola.
 
In sanità abbiamo dormito, non mettendo il governo di fronte alla scelta di dover affrontare il problema. Infatti, fino a ieri le cause vinte in Italia determinavano per i vincitori solo il risarcimento del danno, ovvero il pagamento di una sanzione (circa 50.000 euro). Di recente, viceversa, l'ordinanza della Corte di Giustizia del 26 novembre 2014, ha riconosciuto il diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro anche nei confronti di un ente pubblico, anziché il mero risarcimento del danno sofferto. Questa ed altre due sentenza (Trani e Napoli) vinte anche in ambito sanitario, spianano la strada per vedere non solo riconosciuti i diritto al risarcimento economico ma anche alla stabilizzazione su quel posto di lavoro.
 
Ecco perché ritengo che la strada giudiziaria sia la sola da percorrere subito.
 
Nella causa si richiederà la stabilizzazione su quel posto di lavoro, se quindi il direttore generale lo occupa con un medico in formazione sa che potrebbe commettere un danno erariale visto che in caso di perdita del vostro ricorso sarebbe costretto a pagare due volte per un solo posto di lavoro (lo stipendio dello specializzando e il vostro visto che in sede di giudizio, vi verrebbe comunque riconosciuto oltre ai danni per la mancata stabilizzazione e il licenziamento per poter mettere a lavorare li un altro precario ”legale” ). In altre parole la causa “congela” quel posto almeno fino a definizione della causa stessa, che badate bene si può sempre anche perdere, nessuno assicura la vittoria, anche se riteniamo che vi siano tutti i presupposti per poterla vincere. Sappiamo che per i contratti atipici dovremmo dimostrare la subordinazione del lavoro, laddove, viceversa, non dovremo farlo per i colleghi che lavorano come precari ma contrattualizzati.
Non solo, un grande numero di cause, che ingesserebbero per i motivi anzidetti i posti di lavoro, potrebbero darci l’arma per poter ottenere la legge che sani per tutti (co.co.pro compresi e regioni in piano di rientro incluse)  i vostri rapporti.
Potremmo far passare la linea che allo Stato e alle Regione prima di tutto, conviene “transare” stabilizzando i rapporti ed evitando di pagare spese legali e risarcimenti.
Non solo, dopo aver stabilizzato tutti i contratti precari con anzianità sopra i tre anni, allora sì che le nuove leggi, jobs act (impossibilità a creare lavoro precario) e formazione ospedaliera, potrebbero partire senza intoppi avendo creato un anno zero.
Questo è quello che pensiamo.

 
 
 
Il vice presidente nazionale Fvm
FRANCESCO MEDICI


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